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TISSA : La citta' scomparsa nella valle dell' Alcantara

 

e)- La scomparsa della città di Tissa.

 

Secondo quanto ci riferisce Livio Russotti, nella sua monografia su Castiglione di Sic.1985 - pag.89, la città di Tissa scomparve, sepolta dalla lava, in un'eruzione dell'Etna del 396 a.C. e che i suoi abitanti scampati si insediarono nei dintorni dell'attuale Castiglione.

Secondo la nostra opinione questa notizia non riteniamo si possa accettare poiché, secondo quanto ci riferisce Diodoro (XIV, 56,58,59) nel 396 a.C, Messene (Messina) fu completamente distrutta dal cartaginese Imilcone, il quale subito dopo decise di dirigersi con la flotta e con l'esercito contro Siracusa, ma giunto a Naxos, dovette fermarsi a causa di un'eruzione che avanzava dal cratere al mare, impedendo il passaggio ai soldati di Imilcone.; pertanto, per raggiungere Catania Imilcone decise  di aggirare la base dell'Etna passando per la valle dell'Alcantara.

Il cratere di cui ci riferisce Diodoro senza dubbio dovrebbe essere il cratere centrale dell'Etna, altrimenti lo storico ce l'avrebbe meglio chiarito.Inoltre, se la lava scendeva dal cratere al mare è chiaro che la lava che fermò Imilcone non interessava la valle della Alcantara, e quindi deve escludersi che Tissa sia stata sepolta dalla lava nell'eruzione del 396 a.C.

A dare maggior conferma che la lava del 396 non interessò la valle dell'Alcantara si aggiunge l'opinione  degli storici delle eruzioni dell'Etna (Gemellaro: La vulcanologia dell'Etna - Catania 1858) e degli storici della Sicilia antica i quali affermano che l'eruzione del 396 a.C. scese sino al mare tra Giarre e Acireale.

Inoltre, la tesi della scomparsa della città di Tissa, seppellita dalla lava del 396 a.C. non mi sembra che si possa accogliere, in considerazione che  molti anni dopo, Cicerone nel  71 a.C   ce ne dà notizia dell'esistenza  della città di Tissa, in una delle sue Verrine contro il propretore Verre che per tre anni dal  73-71 a.C. sfruttò la Sicilia per interesse personale e divenne un esempio famoso di corruzione e di oppressione del governo provinciale dei magistrati romani.

Secondo Michele Amari, la distruzione della città di Tissa, avvenne in seguito all'invasione ed ai saccheggi dei musulmani tra il 17 febbraio e il 18 marzo dell'anno 869 d.C.

In questa occasione, come afferma il Dott. Salvatore Agati, i superstiti di Tissa, si spostarono verso ovest, risalendo il corso del fiume Alcantara, come fecero i greci di Naxos nel 403.a.C., fermandosi sul sito dell'attuale Randazzo, come luogo più sicuro.

Secondo il Plumari la città di Tissa sarebbe una delle cinque città che formavano la pentopoli di cui risultava costituita la città di Randazzo: Triracia, Triocala, Tissa , Demena, Alesa.. Esse distrutte nel periodo delle guerre civili di Roma (quelle tra Ottaviano e Pompeo),e poi quelle servili sarebbero state ricostruite, ad opera di Augusto imperatore, nella città di Randazzo, dalla cui corruzione del nome sarebbe diventato prima Triracium, poi Rinacium e alla fine Randacium.

Ad avvalorare la  tesi della riunificazione delle tre città di Triracia, Demena e Alesa in quella di Triocla e  che  Randazzo sia sorta nell'attuale luogo dove oggi si trova, in periodo augusteo il Plumari ricorda il parere dell'ingegnere militare capitano Lanzerotti che nel 1836 trovandosi a Randazzo per verificare il degrado del campanile della chiesa di Santa Maria, ebbe a sostenere che le mura della città erano uguali a quelle di Taormina, costruite, anch'esse, all'epoca di Augusto.

Della pentapoli del Plumari ne parlò nel 1834  anche Leonardo Vico uno storico municipale di Acireale. scatenando le reazioni irose dell'abate basiliano Paolo Vagliasindi di Randazzo, seguendo una vivace polemica, con un'aperta contestazione riportata nella sua Discussione storica e topografica di Randazzo.

Con molta probabilità il Plumari  aveva letto diversi manoscritti di storici municipali, tra i quali

Idea dell'antichità di Randazzo di Onorato Colonna. La sua immane fatica, tuttavia, è un punto di riferimento per le successive ricerche sulle origini di Randazzo.

L'esistenza di una pentapoli intorno a Randazzo, fortemente ipotizzata più volte dal Plumari non sembra del tutto probabile.  Su questa posizione critica si pone anche l'insigne storico, giornalista Salvatore Agati di Randazzo, quando dice: " L'analisi del Plumari, pur essendo meticolosa e, per certi versi, documentata, non approda ad alcun risultato concreto, come peraltro hanno fatto rilevare tanti altri studiosi, in quanto non sorretta da elementi probanti: quali tesitmonianza storiche-topografiche o ritrovamenti di tavole indicanti i nomi delle città o rinvenimenti di monete coniate dalle stesse.

Secondo l'Amari Randazzo è una città sorta nel Medioevo, il cui nome deriverebbe da Rands, governatore della città di Taormina nel secolo IX

 

f)- Oltre Tissa, vi fu anche un'altra città nella Valle dell'Alcantara?

 

Si pone ancora la domanda se nella valle dell'Alcantara, oltre la città di Tissa (vicino Randazzo) vi fosse anche un'altra città.

Il dubbio ci viene posto da Plinio che in una sua opera enciclopedica ci riferisce che il territorio della valle dell'Alcantara restò agli abitanti di Tissa e di Tiracia.

Gli storici escludono nella valle dell'Alcantara la presenza di questa seconda città, tranne che non si volesse identificarla con un'altra città vicino Tissa  poi denominata Randacio, ammettendo il nome Tiracio come forma intermedia che preparò la denominazione araba Randag da cui derivò il nome Randacio.Sull'esclusione della presenza di una seconda città, oltre Tissa nella Valle dell'Alcantara, mi sembra sia d'accordo anche il Dott. Salvatore Agati ,quando nella sua Randazzo città medievale  dice: "Ci sembra inverosimile che ad appena 6 chilometri di distanza da una città, e tale fu sicuramente quella limitrofa alla necropoli che venne alla luce durante gli scavi condotti negli anni 1889-1890, in contrada Santa Anastasia, potesse essercene un'altra.D'altra parte l'esistenza di Tiracio non viene menzionata da Cicerone nel suo elenco delle città siciliane, mentre annotò quella di Tissa.La famosa inchiesta sulle infamie di Verre pose in evidenza che a Tissa fu assegnato come decumano Diogneto e che nel secondo anno dell'appalto delle decime, gli abitanti di Tissa gli dovevano 21.000 sesterzi, nel terzo 1.200 modii di frumento, e che allo stesso Diogneto veniva acconsentito da Verre di svolgere la sua attività di decumano senza prestare la prevista cauzione, permettendo ogni ingiustizia per arricchirsi entrambi a danno di Roma e dei Siciliani della Valle dell'Alcantara.C'è, inoltre, da aggiungere che Plinio molto probabilmente non visitò di persona la Sicilia e che  il carattere enciclopedico della sua opera che tratta 20.000 argomenti, in una compilazione di 37 libri, certamente, avrà potuto riportare notizie inesatte Infine, nella cronaca del mussulmano 'Ibn 'al Atir (nato nel 1160 e morto nel 1233) che segnala  la notizia di passaggio di truppe arabe sul territorio di Malvagna sino a Tirash, cioè Tiracia, ovvero l'antichissima Tissa, si può ammettere che Tirasah sia la traduzione araba del nome Tissa, modificato erroneamente, prima in Tisasa e poi in Tirasa.

Anche secondo la nostra opinione possiamo concludere, allo stato della conoscenza della geografia antica della Sicilia, che possa essere esistita nella Valle dell'Alcantara solo la città di Tissa, mentre Tiracio (Randazzo ), deve considerarsi una città di origine medievale.

Il documento in cui si fa il nome di Randazzo è un diploma di Re Ruggero II che nel 1144 dà concessione all'Abate basiliano di S. Angelo di Brolo il privilegio di pescare nel fiume di Randazzo..

Nel 1154 parla di Randazzo anche il famoso geografo arabo Edrisi autore della Geografia della Sicilia.

                                                                                               Antonino Portaro

 

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